Gli occhi invisibili delle persone sensibili

Gli occhi invisibili delle persone sensibili

Se c’è una cosa certa, è che le persone indifferenti non capiranno mai i sensibili e viceversa. I sensibili vedono ciò che gli altri ignorano, sentono le emozioni amplificate, vivono la realtà con una profondità sconosciuta agli insensibili. La loro convivenza? Complicata, a dir poco.

D’altronde, se un sensibile si commuove per una singola parola nascosta in una commedia esilarante, l’insensibile lo osserverà perplesso, incapace di trovare traccia di disperazione in una scena comica. Entrare in sintonia è difficile, ma essere sensibili è un privilegio straordinario.

COME SI VIVE DA SENSIBILI?

Si vive con intensità una realtà che agli altri sfugge. Si percepiscono sfumature invisibili ai più, si assorbono dolori che non appartengono direttamente, ci si sintonizza sulle emozioni altrui con una precisione spiazzante. Eppure, in quel momento magico in cui anticipi un’emozione e l’altro ti chiede “Come fai?”, arriva tutta la meraviglia di questo dono.

Essere sensibili è un viaggio emozionante, ma non sempre facile. Ci si commuove per una storia d’amore travagliata, si soffre per le ultime parole di una donna uccisa dal compagno. Si vorrebbe restare impassibili di fronte a una madre che sgrida il figlio o a un fiore regalato per caso, ma è impossibile. A volte, è persino logorante.

Eppure, la sensibilità ha un nome: empatia. Ed è un dono raro.

LA PASSIONE DI CRISTO E L’IPERSENSIBILITÀ

Te lo ricordi La Passione di Cristo di Mel Gibson? Ti racconto cosa accadde quando lo vidi con Ivano.

Sapevo che mi avrebbe scossa, tanto che Ivano, conoscendomi bene, mi copriva gli occhi nelle scene più crudeli. Eppure, anche senza averle viste, il film mi travolse.

Usciti dal cinema, ognuno prese la propria auto. Guidando verso casa, iniziai a sentirmi strana. Poi, sul cavalcavia dell’autostrada, il buio: stavo per svenire. In un lampo, realizzai le alternative: resistere fino alla fine del ponte o precipitare giù. Con uno sforzo sovrumano, mi imposti di non perdere i sensi. Appena scesa dal cavalcavia, accostai l’auto e svenni.

Ivano, non vedendomi più dietro di lui, tornò indietro e mi soccorse. Questo è ciò che può fare l’ipersensibilità.

LA SCIENZA DELLA SENSIBILITÀ

Secondo uno studio pubblicato su Brain and Behaviour dall’Università Stony Brook di New York, solo il 20% della popolazione mondiale può essere definito “altamente sensibile”. La parte interessante? Molti non sanno di esserlo.

Queste persone hanno un cuore aperto, occhi invisibili che scrutano il mondo in modo diverso e un’empatia naturale, fondamentale per la socializzazione. Il loro cervello collega più frequentemente le esperienze con le emozioni, consentendo loro di cogliere sentimenti che sfuggono agli altri.

IL PROBLEMA?

La maggior parte delle persone è priva di empatia. Di conseguenza, la sensibilità irrita, viene derisa o respinta.

Hai mai sentito parlare dei neuroni specchio? Si trovano nella corteccia frontale inferiore del cervello, vicino all’area del linguaggio, e sono responsabili della capacità di interpretare, captare e processare le emozioni altrui.

E poi c’è l’insulina. Secondo la ricerca, questa molecola è “la poltrona della coscienza”, il luogo dove si siedono intuizioni, sentimenti e percezioni. Se la poltrona degli insensibili è spesso vuota, quella dei sensibili è occupata senza sosta, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ecco dove risiedono gli occhi invisibili delle persone sensibili.

ESssere sensibili non è una scelta

Si nasce così e si impara a convivere con questa caratteristica fin da piccoli. Il sensibile non è timido, fragile o sbagliato: è dotato di un talento raro. Con la maturità, può trasformarlo in una professione o in un dono per gli altri.

Se ne incontri uno, considerati fortunato. Vede ciò che tu non scopriresti neppure con una lente d’ingrandimento.

Sensibilità e quotidianità. Gli occhi invisibili delle persone sensibili.

Ti è mai successo di leggere un libro mentre, in sottofondo, una musica lontana ti accompagna? Se sei sensibile, risponderai di sì. Il cervello sensibile cattura ogni informazione circostante e la elabora intensamente, senza trascurare nulla. Lavora a doppio regime.

Il problema? Senza un’adeguata gestione, la sensibilità rischia di travolgere. Si vive male, si soffre troppo.

La soluzione? Un buon percorso di terapia con uno psicoterapeuta. Un sensibile non deve rinunciare al suo dono, ma imparare a dosarlo per vivere pienamente.

E tu, sei sensibile? Se la risposta è sì, abbine cura. Sei una rarità.

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