Se tutti conoscono Oscar Wilde come scrittore e poeta, pochi sanno che è considerato il dandy ribelle per eccellenza. La sua ricerca del bello, espressa con la provocazione delle parole, gli abiti sartoriali, il lusso e l’eleganza, non ammetteva repliche né spiegazioni. Wilde fece dell’estetismo una missione e della sua esistenza un’opera d’arte, pagando a caro prezzo il suo anticonformismo.
Consapevolmente o meno, quasi tutti abbiamo citato Wilde almeno una volta: sui social, nei diari, persino sui muri di casa o tatuato sulla pelle. Le sue battute attraversano i secoli, le conversazioni salottiere lo evocano, gli amanti si scambiano aforismi come pegni d’intesa. La sua fama è sopravvissuta al tempo, così come il fascino di un personaggio che fece dell’irriverenza la sua firma.
Le sue frasi, brevi e incisive, colpiscono ancora oggi per la loro sorprendente attualità. Sono pensieri destinati a chi promette a se stesso di osare, ma che spesso non mantiene la parola. Perché per essere veri dandy non basta ammirare la bellezza: bisogna incarnarla, fino in fondo.
L’esteta contro il conformismo
Oscar Wilde comunicava il bello con aforismi fulminanti, con romanzi e poesie, ma soprattutto con la propria esistenza. Indossava il suo pensiero come un abito su misura e per questo fu perseguitato, deriso, condannato dalla morale soffocante dell’Inghilterra vittoriana. La sua provocazione violava i rigidi dettami della borghesia, che rifiutava l’estetismo in favore di un pragmatismo austero.
Wilde era troppo esplicito, troppo scintillante per una società imprigionata nei codici del perbenismo. Eppure, la sua ribellione non era semplice eccentricità: era un manifesto di libertà. Scardinava le convenzioni con gesti e parole, sfidava la mediocrità con l’eleganza e il sarcasmo. Non si adattò mai, e per questo fu punito.
“It is absurd to divide people into good and bad. People are either charming or tedious.”
(“È assurdo dividere la gente in buona o cattiva. La gente è affascinante o noiosa.”)
L’estetismo come rivoluzione
Wilde adottò l’ideale estetico per provocare e scioccare una società rigida, un’Inghilterra che non ammetteva deviazioni dal pensiero dominante. Era un individualista assoluto, un anarchico dell’estetica, che lottava per una libertà senza compromessi.
Questo lo rese celebre, ma anche vulnerabile. Il prezzo del suo stile di vita fu altissimo, e forse è proprio questa la chiave del suo successo postumo: l’ingiustizia della sua condanna lo rese immortale. Nessuno ama vedere un talento soffocato dalla grettezza del suo tempo, soprattutto in un’epoca come la nostra, che celebra la libertà d’espressione.
L’ascesa e la caduta di un genio
Dopo gli studi classici al Trinity College di Dublino, Wilde emerse nella scena culturale londinese con il suo spirito brillante e la sua sfrontatezza. La Londra vittoriana, cupa e moralista, non era pronta per lui. Il suo amore per i giovani uomini era un affronto all’ordine costituito, esibito senza vergogna tra pose stravaganti, cene raffinate e scandali nei circoli bohémien.
Fu persino deriso dalla rivista umoristica “Punch” per i suoi eccessi estetici. Oscar Wilde un dandy ribelle. La sua sfida alla morale si trasformò in letteratura: Il ritratto di Dorian Gray è un inno alla bellezza assoluta, alla ribellione contro il conformismo. La storia del giovane che vende l’anima per l’eterna giovinezza è il riflesso perfetto della filosofia wildeiana: negare il piacere significa distruggere la propria essenza.
Il prezzo della libertà
Wilde era il regista della propria vita, un autore geniale a cui la società negava il diritto di esistere. La sua omosessualità era un crimine per la legge britannica. Nel 1895, il marchese di Queensberry, padre dell’amato Alfred Douglas, lo denunciò pubblicamente. Il processo fu uno scandalo epocale: Wilde fu condannato a due anni di lavori forzati, un verdetto che distrusse la sua carriera e la sua salute.
In prigione scrisse il De Profundis, una lunga lettera in cui accusava Douglas di essere stato la sua rovina. Uscì di carcere un uomo spezzato, privo dell’aura di splendore che lo aveva accompagnato. L’antico culto della bellezza lasciò il posto al dolore, unica emozione rimastagli.
Scrisse ancora, ma con un tono diverso: La ballata del carcere di Reading è il grido disperato di chi ha visto l’inferno e ne ha riportato le cicatrici. L’ultimo Wilde non è più il dandy frivolo, ma un uomo disilluso, consapevole della crudeltà del mondo.
“E il lancinante rimorso e i sudori di sangue nessuno li conobbe al pari di me:
perché colui che vive più di una vita deve morire anche più di una morte.”
Morì a Parigi, nel 1900, a causa di un’infezione all’orecchio degenerata in meningite. La sua fine fu misera, lontana dagli sfarzi e dalle luci che aveva tanto amato.
“I can resist everything except temptation.”
(“Posso resistere a tutto tranne che alla tentazione.”)
Il dandy oggi
Chi è oggi un dandy? Non più solo un esteta, ma un individuo che fa dell’eleganza uno stile di vita autentico. Non è solo apparenza, ma etica, un modo di essere che parte dall’anima prima ancora che dai vestiti. Essere dandy significa vivere con originalità, rifiutando l’omologazione.
Oscar Wilde ci ha lasciato un’eredità senza tempo: un’arte di vivere che non si piega alle convenzioni. E con lui, ci salutiamo con le sue parole:
“Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, e nulla più.”