Se negli ultimi cinquant’anni le donne si sono emancipate, negli ultimi venti hanno anche affinato le armi. Da un conflitto teorico con gli uomini si è passati a uno pratico. Oggi le donne sono più capaci, più furbe, più organizzate e più scaltre di ieri. Violenza sugli uomini in aumento: un fenomeno ignorato.
Non esiste un solo uomo che scopra dal telefonino della moglie un tradimento, mentre le donne hanno affinato le loro tecniche investigative al punto da non farsi sfuggire nulla. Profili falsi sui social, strategie di controllo e raccolta di prove da utilizzare in un’eventuale battaglia legale: le donne di oggi sanno come colpire, e quando decidono di farlo, lo fanno con fredda determinazione.
Certo, i dati confermano che la violenza è ancora prevalentemente maschile. Ma oggi esistono sempre più donne che non si fanno mancare nulla, nemmeno la violenza. Le madri violente e i mariti incapaci di gestire l’aggressività delle proprie compagne sono una realtà sempre più presente, anche se nessuno ne parla. Le donne, rispetto agli uomini, raramente agiscono d’impulso: la loro vendetta è fredda, calcolata, capace di infliggere ferite profonde e durature.
La violenza invisibile
Pur essendo una convinta sostenitrice della lotta alla violenza sulle donne, è da tempo che rifletto sulla violenza sugli uomini. Ne parlo con la consapevolezza di poter essere criticata, ma alcune storie che ho ascoltato sono troppo agghiaccianti per essere ignorate.
Gli uomini vittime di violenza hanno spesso un tratto comune: sono padri. I figli diventano la leva per ottenere l’impossibile, il mezzo per infliggere sofferenza e instillare sensi di colpa devastanti. Alcune donne spremono il conto in banca degli ex mariti fino all’ultimo centesimo, incuranti del fatto che, una volta privati di tutto, questi uomini restino in brache di tela, con una pizza surgelata nel freezer e la sensazione di essere stati annientati.
“Mi ha lasciato, allora pagherai fino alla morte.” Questa sembra essere la logica dietro molti divorzi. Ricatti, violenza verbale, screditamento pubblico, scenate isteriche e, in alcuni casi, anche aggressioni fisiche. Eppure, pochi uomini trovano il coraggio di denunciare. La vergogna li immobilizza, esattamente come accade alle donne vittime di violenza domestica. Violenza sugli uomini in aumento: un fenomeno ignorato
Storie di uomini dimenticati
Mentre il 25 novembre si avvicina e le piazze si riempiono per manifestare contro la violenza sulle donne – una battaglia sacrosanta – c’è un altro fenomeno di cui nessuno parla: la violenza subita dagli uomini. Violenza sugli uomini in aumento: un fenomeno ignorato
Uno di loro, disperato, mi ha raccontato di essere stato cacciato di casa dalla moglie, che gli impedisce di vedere i figli. È tornato a vivere con i genitori e, nonostante abbia uno stipendio, le richieste di mantenimento lo hanno lasciato con appena 1000 euro al mese per sopravvivere. Quando gli ho detto che ci sono donne che riescono a farcela con meno, mi ha risposto: “Non è vita, mi sta distruggendo psicologicamente. Le ho proposto di darle 500 euro per i bambini, ma ha rifiutato.”
Un altro uomo, separato, vive un incubo quotidiano. La sua ex moglie lo pedina, gli imbratta l’auto, gli taglia le gomme, lo scredita pubblicamente. Lui ha installato telecamere per proteggersi, ma lei, sapendolo, ha semplicemente smesso di agire. Il suo unico obiettivo? Tenerlo in un costante stato di paura e sottomissione.
C’è poi chi, come Diego (nome di fantasia), non riesce a spezzare il legame tossico con l’ex moglie. Sebbene sia separato, risponde ancora quotidianamente alle sue telefonate: “Se ritardo con il mantenimento mi assilla, se non la informo sui voti di scuola dei figli mi accusa di disinteresse, se non pago la metà delle vacanze mi minaccia.” Perché non bloccare il numero? Perché queste donne sanno come colpire gli uomini dove fa più male: la credibilità di padri.
Il maschicidio esiste
Francesco (nome di fantasia) si era innamorato di un’altra donna dopo anni di un matrimonio infelice. La moglie lo ha scoperto dal suo cellulare (come accennavo prima) e ha fatto scoppiare l’inferno. Prima lo ha diffamato pubblicamente sui social, poi lo ha denunciato falsamente per violenza domestica. Risultato? Lui è stato costretto a lasciare la casa, non vede il figlio da dieci mesi e attende una decisione del giudice per stabilire quando potrà incontrarlo.
Esattamente come per le donne, anche gli uomini vittime di violenza provano paura, angoscia, traumi. Ma mentre le donne oggi trovano sostegno e comprensione, gli uomini restano soli. Il 25 novembre dovremmo parlare di violenza domestica, senza distinzione di genere. La Convenzione di Istanbul lo dice chiaramente: la violenza domestica esiste, e chiunque ne sia vittima merita protezione. Il “maschicidio” non è un’invenzione, e non possiamo più far finta di non vederlo.